Il racconto di Mamma Sara

“A pochi giorni dalla nascita del mio bimbo mi ritrovo a riflettere sul percorso iniziato nove mesi prima, quando, grazie ad un’amica, mi sono avvicinata ad una disciplina per me totalmente nuova:lo yoga. Praticare yoga mi ha insegnato ad ascoltare il mio corpo e a percepirne l’energia e i cambiamenti, sia durante i nove mesi di gravidanza, sia durante il travaglio e il parto.

Ricordo perfettamente la sensazione che ho avuto la mattina del giorno precedente al parto, mi sentivo strana nonostante non avessi particolari sintomi. Era piena di energia e, in preda “all’istinto del nido”, ho sistemato ogni cosa in casa e predisposto affinché tutto fosse pronto, sentivo che il mio bambino sarebbe arrivato a breve. Tra una faccenda e l’altra mi ritrovavo a riposare, a riflettere, a concentrarmi connessa al mio bambino che dentro di me aveva già iniziato il suo viaggio.

Durante la notte sono comparse le prime contrazioni: erano lievi, ma regolari. Tra una e l’atra mi riaddormentavo, ero consapevole che il mio corpo avesse bisogno di riposare per poter affrontare il parto. Al mattino, al risveglio, le contrazioni erano diventate decisamente più intense, tanto da modificare visibilmente la forma della mia adorata pancia. Avevo rotto le acque. A quel punto ho fatto ciò che il mio corpo mi chiedeva: mi sono seduta a terra, ho chiuso gli occhi e mi sono concentrata sul respiro, così come avevo imparato alle lezioni di yoga. Non pensavo a nessuna posizione in particolare, semplicemente lasciavo che il mio corpo e il mio respiro ondeggiassero al ritmo delle contrazioni. Mi sentivo estremamente calma, equilibrata, serena, non avevo fretta, sapevo di dovermi lasciare andare completamente…

Trascorse circa tre ore, dopo le insistenze di mio marito, mi sono decisa a recarmi in ospedale. Arrivata in sala parto ero praticamente già a dilatazione completa e ben presto ho avuto la sensazione di dover spingere. In quel momento, all’improvviso, il controllo e la calma che avevano contraddistinto la fase di dilatazione si sono trasformati in potenza e istinto. Inconsciamente, accompagnavo ogni contrazione espulsiva con un grido,una “A” che si faceva via via più intensa e che raggiungeva il culmine durante la spinta. Non ero più me stessa, ero semplicemente una madre che lottava per mettere al mondo il suo cucciolo. Non c’era razionalità, non c’era controllo,c’erano piuttosto rabbia, potenza, istinto, follia.

Non ricordo quanto tempo sia passato o dopo quante spinte  sia nato il mio bimbo, ma so che quando ho sentito il suo pianto vigoroso, in pieno accordo col mio grido, sono tornata in me e ho sentito una profonda gioia.

Finalmente, dopo il nostro faticoso viaggio,abbiamo potuto ricongiungerci e cominciare  a coltivare concretamente quel legame che già mesi prima aveva unito per l’eternità le nostre anime.

– Mamma Sara