Nascita di un piccolo leone.

Il fatto è che non è mai come te lo aspetti.
Passi mesi, più o meno nove, a pensarci, a immaginare a temere e poi tutto avviene e basta.
Capisci che la forza sta nell’accettare la situazione così com’è, senza subirla, ma vivendola appieno: crescendo, arricchendosi e stupendosi.

Il giorno che mi confermarono che Leonardo sarebbe nato con parto cesareo non la presi bene, affatto! Lo vide subito mio marito, appena uscii dalla visita con l’ostetrica.
Anna era nata tre anni prima con un parto naturale che ci aveva lasciato un ricordo emozionante e il parto naturale era quello che più si confaceva al mio modo di essere: senza troppe interferenze mediche, seguendo la natura e i suoi tempi, le ore di travaglio che purché dolorose accompagnavano il bambino verso il mondo gradualmente, l’abbraccio dopo la nascita, il primo, quando ogni dolore scompare come per magia.
Dopo il primo parto non ho sofferto, ho allattato la mia bambina e l’ho accudita da subito.

In seguito alla conferma del cesareo, ma già prima, appena saputo della posizione podalica, ho provato diversi metodi per “convincerlo” a girarsi.
Grazie al consiglio di un’amica avevo iniziato il corso di yoga per gestanti tenuto da Chiara, disciplina che avevo già praticato in passato, ma scoprii che praticata in gravidanza portava un’energia ancora più potente.
Grazie ai consigli di Chiara provai diverse posizioni per facilitare la rotazione del piccolo Leo, ma niente, non si convinse a girarsi.
Piano piano mi convinsi che se così doveva essere non potevo “accanirmi” a cambiare gli eventi e che perciò un motivo c’era (e c’è sempre), fosse solo il fatto di dover provare una nuova esperienza o il mettermi alla prova per poterla accettare e vivere serenamente.
Scoprii così che la pratica yoga dei mesi precedenti non solo mi aveva aiutata fisicamente e che l’elasticità acquisita non era solo fisica, ma anche mentale, donandomi le capacità di affrontare questa situazione.
Restavano alcuni timori: sarei riuscita ad allattare? E io giorni successivi al parto a essere abbastanza in forma da potermi godere il piccolo Leo?
Arrivai tranquilla il giorno prestabilito, che guarda caso era tra quelli che già immaginavo perché a appena dopo la luna piena di agosto, il 19.
Nascendo così nel segno del Leone, così affine al nome che avevamo scelto per lui, alle 9.16 del mattino Leonardo veniva alla luce: ho sentito subito il suo pianto e l’ho visto prima che lo portassero a visitare.
Certo le impressioni e sensazioni del cesareo non sono le stesse del parto e anche se scherzavo con le infermiere e l’anestesista, intanto che terminavano l’intervento, non mi è rimasto un bel ricordo, come non mi rimasto delle ore successive, anche se devo ammettere che non ho provato dolore quasi per nulla.
Appena finito ho potuto abbracciare Leonardo che con Paolo, mi mio marito, mi attendevano in una saletta: si è attaccato subito al seno, cercando e creando così quel magico contatto che temevo di non rivivere.
Il recupero è stato veloce, per alcuni versi anche di più del parto naturale e la mattina del quarto giorno andavamo a casa, tutti e quattro, forti di una nuova esperienza per tutti.
Dopo il secondo parto non ho sofferto, ho allattato il mio bambino e l’ho accudito da subito.
Sopratutto decisi di chiamare parto anche quell’esperienza che avevo sempre definito come un freddo intervento, perché le parole sono importanti.
Questo per me era l’importante e per questo ringrazio anche Chiara e le ragazze con le quali ho condiviso questa esperienza.